Ricardo Yague, il Nodo 3 e la "palestra" orbitale: l’ingegno tra Torino e la NASA

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Ricardo Yague, il Nodo 3 e la "palestra" orbitale: l’ingegno tra Torino e la NASA

Nel mosaico di volti che compongono il docufilm L'uomo delle stelle, la storia di Riccardo Yague brilla per una prospettiva unica: quella di un ingegnere brasiliano che, partendo dal sogno dell'allunaggio del 1969 , è diventato un pilastro dell'integrazione tra l'industria italiana e la NASA. Già Deputy Chief Engineer per il Nodo 2 , Riccardo ci svela come la leadership di Walter Cugno abbia trasformato Thales Alenia Space nella protagonista di una nuova era tecnologica.


Il primo incontro: un biglietto aereo per il futuro

Il rapporto tra Riccardo e Walter Cugno inizia in modo quasi casuale, nell'ufficio viaggi dell'azienda. "Portai il biglietto a Walter e scoprii che era lui il Program Manager". Da quel volo Torino-USA nacque un'intesa professionale e umana profonda, basata sull'umiltà e sul carisma naturale di Walter. Per Riccardo, Cugno non era solo un capo, ma una "nuvola positiva" capace di trasmettere entusiasmo ovunque passasse, dal consiglio di amministrazione fino alle linee di produzione.


La sfida del Nodo 3: integrare una palestra a 400 km di altezza

Uno dei capitoli più affascinanti del racconto di Riccardo riguarda la trasformazione del Nodo 3 in un modulo di supporto per l'equipaggio (Crew Support). "Il capo del mio capo mi disse: 'Riccardo, bisogna accomodare una palestra nel Nodo 3'". Sembrava una missione impossibile:


  • Le interferenze: Al primo inserimento del modello CAD del tapis roulant, emersero ben 13 interferenze strutturali.
  • La dinamica: Non bastava che il macchinario entrasse; doveva funzionare mentre l'astronauta correva, evitando che le vibrazioni ("sbatacchiamenti") danneggiassero il modulo.
  • L'ambiente: Fu necessario ricalibrare il calore latente e l'umidità sprigionati dall'esercizio fisico per garantire un ambiente adeguato agli astronauti. Grazie alla supervisione di Riccardo lato NASA e al coordinamento di Walter a Torino, ogni bullone quadrò perfettamente una volta in orbita.

Dal linguaggio ADA al "C": l'evoluzione del software spaziale

Riccardo ricorda anche la complessa transizione informatica della ISS. Inizialmente si utilizzava l'ADA, un linguaggio nato per scopi militari, estremamente evoluto ma così complesso che pochissimi enti potevano certificarne i compilatori. Con il tempo, si passò al linguaggio C, più accessibile e capace di dialogare sia con il basso livello della macchina che con l'utente. Questa flessibilità fu fondamentale per gestire la crescente complessità dei moduli italiani, che da semplici magazzini logistici erano diventati il "cuore" operativo della stazione.


Il trauma del Columbia e la forza del team

Come per molti altri, il 1° febbraio 2003 resta una ferita aperta. Riccardo, all'epoca ai suoi primi mesi in NASA, visse la tragedia del Columbia come un "mini trauma" che mise in discussione l'intero programma. In quel periodo di incertezza totale, Walter Cugno fu un pilastro: "Ci diede discorsi di incoraggiamento e prospettiva, con la determinazione di andare avanti a prescindere dagli inconvenienti". Il team onorò gli astronauti caduti, tra cui l'israeliano Ilan Ramon (che portava lo stesso nome del fratello di Riccardo), con un minuto di silenzio che cementò ulteriormente il legame tra i tecnici.


"Un pezzo di me è lassù": l'emozione di guardare il cielo

Oggi, Riccardo guarda la Stazione Spaziale passare sopra Torino con un binocolo da bambino, provando una profonda connessione con l'universo. Nonostante i sacrifici personali e i lunghi viaggi verso Houston che gli facevano notare lo "scatto di altezza" dei figli al suo ritorno, il bilancio è straordinariamente positivo.


"Carissimo Walter, grazie per essere esistito nel mio percorso professionale" : è questo il messaggio finale di un uomo che, pur definendosi un brasiliano atipico che non ama il calcio ma adora lavorare, ha contribuito a costruire la casa dell'umanità tra le stelle.


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