Flavio Bandini e la sfida dello Shuttle

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Flavio Bandini e la sfida dello Shuttle

Sono ufficialmente iniziate le riprese del docufilm "L'uomo delle stelle", un viaggio affascinante dietro le quinte della grande esplorazione spaziale. Oggi i riflettori sono puntati sull'Ing. Flavio Bandini, un'eccellenza italiana che ha letteralmente costruito un pezzo della nostra casa tra le stelle: la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Laureato in ingegneria aeronautica nel 1983 e insignito della Stella d'oro al merito del lavoro dalla Repubblica Italiana, Bandini ha guidato la progettazione strutturale e meccanica di moduli fondamentali come il Multi Purpose Logistic Module, il Nodo 2 e il Nodo 3. Ha concluso la sua brillante carriera come Product Line Manager in Thales Alenia Space, lavorando a infrastrutture orbitali e satelliti.

Ma cosa significa, dal punto di vista umano e tecnico, mandare in orbita questi giganti?


La fine di un'era: l'ultimo volo dello Shuttle

Il lancio del Nodo 3 non è stato solo un successo ingegneristico, ma ha segnato un vero e proprio spartiacque storico: l'ultimo lancio dello Space Shuttle.

"È stata la fine dell'epoca dello Shuttle, che è stato praticamente il cavallo di tiro della stazione spaziale," racconta Bandini con una punta di nostalgia. "Senza di lui non saremmo mai riusciti a costruirla. Sapere che consegnavamo l'ultimo modulo importante, completando la stazione, ma che i voli dello Shuttle finivano lì, ti lascia un pochettino di amaro in bocca."


"Abbiamo un problema": agganciare la Cupola

La fine del programma Shuttle ha portato con sé un'ultima, grandissima sfida imprevista. Essendo rimasto un solo lancio a disposizione, la NASA aveva necessità di portare in orbita contemporaneamente il Nodo 3 e la famosa Cupola (la finestra panoramica della ISS). Il problema? Erano stati progettati per viaggiare separati.

Spostare la Cupola nella parte frontale del Nodo 3 per il lancio non era previsto dai calcoli iniziali. Quella specifica porta non era strutturata per sopportare un simile carico durante le brutali vibrazioni del decollo.

Anche se Bandini era già passato allo sviluppo del modulo Cygnus, il suo ex-deputy Alberto Paron andò a chiedergli consiglio. Insieme, ripresero in mano i vecchi documenti e studiarono i rinforzi strutturali necessari per permettere il lancio combinato. Un successo totale, frutto dell'ingegno e della precisione del team torinese.


L'emozione di toccare il cielo

Dietro l'ingegneria ci sono le emozioni di chi, da ragazzino, disegnava aeroplani sognando di far volare le cose. Il momento in cui l'Ing. Bandini ha davvero realizzato la portata del suo lavoro è stato durante il lancio del Nodo 2.

"Ho visto questo oggetto che saliva in cielo con tutto l'ambiente del rumore dei motori. Mi sono detto: 'Accidenti, abbiamo fatto veramente una cosa grossa'. Una cosa impensabile se ci penso a quando ero giovane."

Un lavoro immenso, di cui non rinnega nulla. E anche se i suoi figli, da ragazzi, ascoltavano i suoi racconti spaziali rispondendo con un sorriso: "Sì papà, bel lavoro, ma a noi interessa anche altro", lassù, a 400 km dalla Terra, orbitano pezzi di metallo che le sue mani hanno progettato e toccato.

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